martedì, luglio 31, 2007

Elegante scatola per bento e due piattini

Domenica e' stata una giornata afosa (ma va?), e non sapevamo cosa fare. Il caldo spossa e diluisce ogni singolo barlume di entusiasmo per tutti i progetti architettati nei giorni precedenti.

Si', l'aria condizionata fara' pure male, ma quando ci sono 40 gradi all'ombra non si ha molta voglia di dar retta a paternali, e si anela ad andare a rifugiarsi in un luogo fresco e tranquillo con un Fujitsu impostato a mille.
E' cosi' che siamo capitati (per la seconda volta, a dire il vero!) in un negozio di casalinghi, mobili e cianfrusaglie varie. Ahhh...io adoro negozi del genere, dove si puo' trovare di tutto e di piu'!
Mi piace da morire poter scovare qualcosa di particolare e stravagante al quale non poter resistere.

Ricordo che la prima che siamo stati in questo negozio avevo visto delle stupende scatole per il bento (ma non il bento-portapranzo per il lavoro o la scuola), ma quelli che vengono serviti nei ristoranti, dove il cibo viene disposto, con grandissima cura, in scatole con scomparti. I cibi che si trovano nei bento dei ristoranti sono quelli che poi si trovano anche nei bento normali venduti nei conbini (Famima, Daily Yamazaki, Lawson e altri), oppure nei ristoranti take-away per bento tipo Hokka Hokka Tei o Honke Kamadoya.
Ero stata li' li' per comprare una di queste bellissime scatole, ma poi ho pensato che tanto non l'avrei usata. Uscita dal negozio me ne sono pentita. Tornata a casa, mi sono morsa le mani dal nervoso. Ma ho promesso a me stessa che ne avrei comprata una la volta successiva. Detto, fatto. E infatti la vedete nella foto in alto. Ma non e' bellissima?
Certo, parecchio ingombrante portarsi una di queste bento box al lavoro o a scuola, ma infatti sono fatte per essere utilizzate a casa.

Ecco com'e' fatta all'interno:
Come potete vedere, dentro c'e' un vassoio rimovibile, suddiviso in scomparti. Lo scomparto piu' grosso e' generalmente destinato al riso; gli altri spazi, invece, possono essere utilizzati per preparazioni a base di carne, pesce, verdure. Il piccolo scomparto che vedete in mezzo e' di solito usato per verdurine sottaceto, tipo daikon, spinaci, ecc.

E sempre nello stesso negozio ho preso due graziosissimi piattini per salsine varie. Li ho presi non perche' mi servissero (e infatti non mi servono), ma perche' innanzitutto mi piacevano, e poi perche' ho pensato di usarne uno a mo' di portagioie.
Sia sui mobili del bagno che quelli della camera letto campeggiano sempre anellini, ciondoli, orecchini e monili vari. Tempo fa ho comprato un contenitore con dei cassettini proprio per riporre tutti i miei gingillini, ma alla fine mi ritrovo ad usare gli stessi orecchini ed anelli e questi finiscono immancabilmente per vagabondare in bagno. L'idea di utilizzare uno di questi piattini per raccogliere i miei gingillini vagabondi mi e' sembrata carina.
Ecco qua:
Dimenticavo: a volte, se ho voglia e tempo, scrivo piu' di un articoletto al giorno qui su Biancorosso. Vi dico questo per ricordarvi di far scorrere la pagina, e controllare sempre che non ci siano novita'. Oggi, per esempio, ho aggiornato il blog due volte con questo articoletto che state leggendo, e quello sotto relativo alla nostra merenda da Mauka Meadows.
Buona lettura! E se avete domande sul Giappone, o qualche curiosita', non esitate a lasciare un commento!

Merenda da Mauka Meadows


Sabato, dopo il nostro pranzetto alla soba-ya di Ebina, abbiamo fatto una bella passeggiata e poi ci siamo ritrovati a passare davanti al locale che vedete nella foto in alto, ovvero Mauka Meadows.
Mauka Meadows e' una caffetteria/tavola calda arredata in stile hawaiiano. Il menu' e' vario e ricco di ogni sorta di bevande, snack e dolci, ma la specialita' della casa sono i waffle! Passando davanti al locale e' impossibile non venir attratti da quel delizioso profumino dolce e vaniglioso tipico dei waffle. Se osservate bene la foto, vedrete una sorta di insegna luminosa che pubblicizza proprio questa squisitezza; e tra le due porte d'ingresso, invece, c'e' una vetrinetta con i classici modelli di plastica che ritraggono alcuni dei cibi proposti dal locale; ricordate l'articoletto su Kappabashi?

Purtroppo il locale era gia' pieno di gente, e in piu' c'era la coda all'ingresso. Dopo aver pazientemente aspettato per qualche tempo e dopo aver visto che la coda non faceva progressi, ce ne siamo andati con le pive nel sacco.
Ma quel celestiale profumo continuava a seguirci imperterrito! Infatti, proprio come il canto delle sirene, l'effluvio goloso che avvolge tutto l'esterno del locale ci ha immediatamente fatti fare dietro-front, in direzione di nuovo dell'entrata.

Prima di parlarvi della nostra merenda, volevo dire due cosine sul locale che, a mio avviso, e' bellissimo! Innanzitutto, e' spazioso e luminoso. Sulle pareti ci sono specchi perfetti, senza aloni o macchie. Indubbiamente gli specchi contribuiscono a far sembrare il locale piu' grande di quello che e' magari in realta'.
Le piante abbondano, in particolare tante piccole palme che danno all'ambiente un tocco rinfrescante.
Quasi al centro del locale c'e' un grosso tavolo rotondo di legno lucidissimo, con al centro un buco da cui spunta una grossa palma di vetro piena d'acqua! La palma di vetro e' dotata di un piccolo impianto d'illuminazione che crea un effetto particolarmente suggestivo perche' l'acqua, oltre ad essere tenuta costantemente in movimento da un motorino che crea bolle, e' completamente illuminata dall'interno! Sembra di vedere una palma fatta di vetro e oro!

In ogni angolo del locale, inoltre, troneggiano trionfanti mazzi di splendide orchidee viola! E le cameriere, anziche' indossare le solite divise da bar o ristorante, portano un abito leggerissimo di cotone, con le maniche corte e legato in vita con una cintura dello stesso colore dell'abito. Le stoffe sfoggiano tutte un delizioso motivo hawaiiano: sfondo rosso con fiori bianchi! E tutte le cameriere portano un'orchidea sui capelli!

Ma passiamo alla merenda! Da Mauka Meadows non si puo' non ordinare i waffle! E' come andare al Bicerin di Torino e non assaggiare la specialita' per cui quello storico locale e' famoso da secoli!
Mio marito si e' deliziato con un waffle banana e cioccolato:
Mentre io, nel vano tentativo di ordinare un waffle in versione piu' sana, ho scelto quello alla frutta. Eccolo qui in tutto il suo splendore:
Come potete vedere, sul mio c'erano banane, kiwi, fragole e mandarini, piu' una bella spolveratina di zucchero a velo ed una cucchiaiata generosa di panna montata!
Entrambi i waffle erano divini!
Tra l'altro siamo gia' stati qui da Mauka Meadows una volta, proprio a mangiare i waffle e volevamo ritornarci prima o poi. Il sapore delicato e paradisiaco di questi waffle ci e' rimasto veramente nel cuore.
L'unico difetto e' che una merenda da Mauka Meadows costicchia, per cui e' proprio un lusso da concedersi ogni tanto.
I waffle sono piccolini e costano in media 500-600 yen l'uno (i piu' economici), ma si arriva tranquillamente oltre i 1000 yen per quelli piu' guarniti, oppure a base di ingredienti particolari.
Pero' ne vale la pena! Oh se ne vale la pena! Credetemi sulla parola. Posso dirvi, in tutta onesta', di non aver mai mangiato waffle migliori di quelli di Mauka Meadows.

Ma la nostra gloriosa merenda hawaiiana non poteva essere completa senza qualcosa da bere. Oltre alla corroborante acqua ghiacciata che ci e' stata portata assieme ai waffle, abbiamo ordinato questo frullato di mango:

Solo al pensiero mi brillano gli occhi! Mango freschissimo e maturo al punto giusto, semplicemente frullato con qualche cubetto di ghiaccio et voila'! L'essenza liquida dell'estate!
E poi, quando ti portano una squisitezza del genere guarnita con una graziosissima orchidea...come si fa a non sorridere?

lunedì, luglio 30, 2007

Pranzo ad Ebina-shi


Sabato siamo andati a passeggiare al centro commerciale VinaWalk che c'e' ad Ebina-shi, una delle citta' principali del Kanagawa.
VinaWalk e' davvero un bel posto perche' oltre ad essere pieno di negozi e ristoranti, ha anche un grosso piazzale all'aperto, con panchine e fontane a scomparsa, e quindi e' una delle mete predilette dalle famiglie con bambini e dai nonni con i loro nipotini.
Sabato faceva un caldo atroce, e c'era un'umidita' da strapparsi i capelli, e cosi' abbiamo pensato di andare a fare due passi ad Ebina visto che non e' troppo distante da dove abitiamo, e quindi si poteva andare in macchina senza bisogno di camminare per andare alla stazione del treno.
A VinaWalk c'era tantissima gente, soprattutto famigliole con bambini che giocavano nel grande piazzale del centro commerciale. Le fontane erano state prese d'assalto da bambini di tutte le eta' che si divertivano a giocherellare con l'acqua.

Ecco una veduta di VinaWalk:
Sulla destra, come avrete sicuramente notato, c'e' un ristorante italiano della catena La Pausa. Alla Pausa si mangia davvero bene, e non si spende troppo. Le pizze sono un po' diverse da quelle italiane, ma i vari tipi di pastasciutta e minestre che hanno sul menu' sono eccellenti davvero! Pensate che preparano persino delle crocchette ripiene di brie! Solo a pensarci mi viene un'acquolina in bocca incredibile! Comunque hanno un menu' vario ed assortito: primi, secondi, pizze, contorni, insalate piu' tantissimi dolci!
In mezzo vedete una parte del piazzale di cui parlavo poco fa, e dirimpetto alla Pausa c'e' l'edificio della OIOI Family, un grande magazzino di abbigliamento, scarpe, casalinghi, cosmetici, ecc. All'ultimo piano dell'OIOI Family ci sono diversi ristoranti.
Generalmente gli edifici giapponesi dedicati allo shopping ospitano sempre i ristoranti all'ultimo piano, in modo che i locali possano godere di un bel panorama da offrire ai propri clienti, e in modo che il piano stesso in cui sono situati i ristoranti non debba essere troppo trafficato dagli immensi viavai di gente che fa shopping.

Proprio all'ultimo piano dell'OIOI Family c'e' una soba-ya dove siamo andati a pranzare. Con il caldo e l'umidita' che c'e' qui ora viene solo voglia di mangiare soba, insalate di riso o panini; insomma, nulla di caldo e nemmeno di tiepido! Io ho ordinato questa zaru-soba che vedete nella foto:
A destra, quindi, c'e' lo zaru con la soba fredda guarnita da striscioline di nori. A sinistra in alto c'e' una scodella coperta con dentro del riso con verdure. E nella coppetta rossa e nera c'e' la sobatsuyu, ovvero la salsina in cui intingere la soba. Ed infine, nel piattino in basso a sinistra ci sono delle verdure sottaceto.
In basso a destra, invece, s'intravede una piccola grattugia con sopra un pezzo di radice di wasabi!
Lo sapete che nella maggior parte dei ristoranti giapponesi (sia in Giappone che all'estero) non viene servito il vero wasabi (cioe' la radice da grattugiare), ma viene servita la pasta di wasabi, che non e' altro che un'imitazione dello stesso?
La pasta di finto wasabi e' generalmente a base di polvere di rafano e coloranti verdi, ma contiene poche (o addirittura nessuna) traccia di vero wasabi!
Quindi, molto probabilmente siete stati in ristoranti giapponesi e avete assaggiato un briciolino microscopico di quella pasta verde brillante che anziche' bruciare la lingua, crea un bruciore incendiario nel naso che dura solo pochi secondi, ma e' capace di far lacrimare gli occhi e di togliere il respiro.
Ebbene, quello che avete mangiato molto probabilmente e' pasta di wasabi, ma non vero wasabi. Il vero wasabi (che i giapponesi chiamano hon-wasabi 本わさび) si presenta sotto forma di radice verde.
Il wasabi e' una pianta acquatica, ma puo' essere anche coltivata nel terreno. La radici acquatiche, pero', prendono un sapore migliore e decisamente piu' pronunciato e ricercato.

Le radici di wasabi sono molto costose perche' sono difficili da raccogliere, specialmente se queste provengono da fiumi ed altri corsi d'acqua dove non sono praticate coltivazioni.
Al giorno d'oggi, pero', esistono molte coltivazioni di wasabi qui in Giappone, anche se pero' il prezzo di queste radici continua a rimanere alto, e sicuramente troppo proibitivo ai piu'. Questo e' il motivo per cui la pasta di finto wasabi e' diffusissima.
Le vere radici di wasabi, quindi, rimangono un privilegio culinario per pochi ristoranti e per pochi buongustai.
Pensate che persino nei supermercati e' difficile trovare le radici di wasabi! Sono cosi' costose che sarebbero veramente in pochi a comprarle! Mi ricordo che una volta da Maruetsu abbiamo chiesto ad un addetto se avevano le radici di wasabi, e questo ci ha guardato con un'aria stralunata come se gli avessimo chiesto dove fosse il reparto serpenti canditi! Infatti, ci ha poi portato nella corsia dei condimenti e delle spezie dove regnano sovrani i tubetti di finto wasabi.

Il lungo prologo wasabesco era per farvi capire quanto grande sia il privilegio che si ha di poter utilizzare del wasabi fresco a tavola! E soprattutto, quanto sia un privilegio trovare un ristorante che vi offra questo prezioso condimento. Uno di questi e' la soba-ya ad Ebina. Siamo gia' stati li' una volta, sempre a pranzo, ed ero rimasta estremamente stupita nel vedere la radice di wasabi servita con la soba, assieme all'oroshigane, o piccola grattugia per wasabi.
Sui tavoli della soba-ya di Ebina ci sono piccoli sacchetti con su scritto Nama wasabi (wasabi fresco) che servono per portarsi a casa la radice dopo aver finito di mangiare. Essendo un ingrediente cosi' costoso, e' davvero un peccato buttarlo via se non e' stato ancora consumato. Ecco che il ristorante da' la possibilita' di portarsi a casa un po' del loro wasabi.
Infatti ho subito colto l'occasione!
Gia' qualche settimana fa mi sono comprata un'oroshigane, per cui sono attrezzatissima!
Tra l'altro pensate che la differenza di sapore tra il vero wasabi e il suo surrogato e' abbastanza notevole! La sensazione d'incendio nel naso che si prova assaggiando una puntina quasi invisibile di finto wasabi penso sia difficile da dimenticare. Il sapore del wasabi fresco, pero', pur essendo piccantello non e' per niente aggressivo, anzi, e' molto piu' delicato e leggero.

Tornando alla soba, oramai non vi devo piu' spiegare cos'e' e come si mangia (se volete saperne di piu', andate a leggervi il mio articoletto intitolato Soba: il perfetto cibo estivo).
A fine pasto la cameriera mi ha portato una teiera con l'acqua di cottura della soba. Se vi ricordate, quest'acqua si versa nel vasetto della sobatsuyu e si diluisce quindi la salsina, ottenendo una sorta di brodino leggero e piacevolissimo da bere.
Itadakimasu!!!

Oltre al pranzo, abbiamo fatto anche merenda ad Ebina! Ma per sapere che delizie abbiamo gustato, dovrete aspettare il prossimo articoletto!

Annindofu con Akiko

Tra ieri e oggi e' venuta giu' tanta di quella pioggia da riempire il letto prosciugato di un oceano!
Stamattina, ad esempio, mi sono alzata e fuori ho trovato un cielo grigio fumo. Dopo poco ho sentito tuoni minacciosi, e dei lampi dispettosi hanno cominciato a cogliermi di sorpresa lanciandomi sprazzi di luce bianca in faccia. Ho una gran paura dei temporali, anche se poi mi piace il rumore della pioggia e l'odore rinfrescante che questa lascia nell'aria.
Ma il rumore dei tuoni mi terrorizza davvero. Stavo dicendo ad Akiko che dalle mie parti (Torino) si dice che quando si sentono i tuoni e' perche' c'e' il diavolo che va in carrozza. Sicuramente esistono poi tante altre "spiegazioni" simili in tutta Italia, ognuna con le sue innumerevoli varianti.
Akiko mi diceva che qui in Giappone , quando ci sono i tuoni, si dice ai bambini che c'e' Oni (una sorta di demonio con le corna e la faccia rossa come un peperone, del folklore nipponico) che sta suonando il tamburo, e che passa a rubare l'ombelico a tutti i bambini cattivi! E i bambini, generalmente, proprio per non istigare ulteriormente l'iroso Oni cercano di comportarsi bene, e nel frattempo si nascondono sotto le coperte perche' il diavoletto non rubacchi gli ombelichi!

Stamattina la mia amica Akiko mi ha portato una sorpresa! Un pacchetto di preparato per fare l'Annindofu!!! Se leggete Biancorosso, vi ricorderete sicuramente dell'articoletto in cui ho parlato di questa squisitezza dalle origini cinesi. Sono rimasta piacevolmente stupita, visto che Akiko non sapeva della mia passione per questo delicatissimo dessert!
Abbiamo preparato insieme l'Annindofu, ed e' stato velocissimo, nonche' ultra facile.
Il pacchetto che vedete in alto e' quello del preparato che mi ha portato Akiko stamattina; e' il Pao-pao Annin! Guardate che carina la cinesina disegnata a sinistra, mentre e' intenta a fare arti marziali!
Dentro il pacchetto ci sono le bustine con la polvere per l'Annindofu, piu' altre bustine per preparare una specie di sciroppo dolce da versare sul dessert prima di servirlo.
Abbiamo versato una bustina di polvere dentro 500ml di acqua calda, e dopo aver mescolato bene abbiamo lasciato che il composto si raffreddasse, dopodiche' l'abbiamo coperto con della pellicola trasparente e abbiamo riposto il contenitore in frigo.
Nel giro di un'ora, un'ora e mezza il composto dovrebbe solidificarsi, fino ad ottenere una consistenza simile a quella di un budino. A questo punto, l'Annindofu va tagliato in pezzetti dalla caratteristica forma a rombo, e va servito con lo sciroppo dolce (che va diluito con acqua), e se si vuole anche della frutta di stagione tagliata a pezzi.
GNAM! Stasera avremo un delizioso Annidofu che ci aspetta nel frigo!

Akiko-san, annindoofu arigatoo gozaimashita!

venerdì, luglio 27, 2007

Vi presento Geisha-san

Oltre alla Geisha-san del blog, addetta al meteo, c'e' la Geisha-san di casa Biancorosso! La vedete nella foto in alto! Non e' graziosa?
L'ho scovata per puro caso in uno dei tantissimi negozietti di antiquariato che si trovano qui in Kanagawa. Era tutta sola soletta nella sua teca di vetro, riposta su uno scaffale impolverato, in un angolo buio e mezzo dimenticato del negozio.

Appena l'ho vista mi e' stata subito simpatica.
Certo, la bambola in se' e' vecchiotta, come lo e' anche la sua teca ed il rivestimento di carta che vi e' al suo interno, pero' non importa. Anzi! Forse e' stata proprio questa sua aria antica ad avermi affascinata.
Me la sono portata a casa, e con molta cura ho tolto Geisha-san dalla teca e ho ripulito un po' l'interno, soprattutto nel tentativo di rimuovere quanta piu' polvere possibile. Purtroppo il rivestimento della teca ha delle macchie dovute molto probabilmente all'umidita'. Quel negozio d'antiquariato e' molto umido e poco illuminato, e questo avra' certamente favorito la comparsa di queste macchie.

Voglio comprare della bella carta di qualita' da usare per la "parete" interna della teca, e anche da mettere sotto il suo piedistallo nero laccato.

Comunque, la bambola di per se' e' in ottime condizioni. La sua pettinatura e' perfettamente a posto, come lo sono i suoi pettinini e le sue forcine. Anche il suo kimono ed il suo bellissimo obi sono in ottimo stato, grazie al cielo!

Ecco Geisha-san per intero, nella sua teca:
Come potrete sicuramente notare, il rivestimento di carta che c'e' sotto il piedistallo va completamente cambiato, oppure coperto.

Geisha-san e' nell'ingresso, sopra uno sgabello di legno che ho comprato appositamente per metterci sopra la teca.

Vi diro', non mi sono mai interessata tanto alle bambole (tranne da bambina, ovviamente), ma crescendo non mi hanno mai incuriosita, soprattutto quelle da decorazione, pero' qui in Giappone ho notato come in molte case vi siano teche del genere che ospitano al loro interno svariati personaggi. Generalmente si trovano personaggi del teatro Kabuki, ma si possono trovare anche samurai, geisha o maiko.
Alcuni di questi personaggi indossano abiti spettacolari, per non parlare delle intricatissime acconciature che molti di questi hanno!
Ho visto addirittura teche con piu' di un personaggio; per esempio, ne ho vista una dove c'erano due bambole che riproducevano due famosi attori di Kabuki durante una scena particolarmente significativa di una rappresentazione teatrale. Erano bellissime! Una aveva i capelli lunghi, lucidi e bianchi come la neve, mentre l'altra aveva i capelli neri ebano! Entrambe indossavano costumi dai motivi e dai ricami molto complessi. Inutile dire che dopo averle viste sono rimasta imbambolata (ironia della lingua!), e a bocca aperta osservavo questi due personaggi che sembravano veri!

giovedì, luglio 26, 2007

Turchese Turquoise

Aridaje con 'sto vasellame, direte (giustamente) voi! Il fatto e' che quando ho visto questo set turchese da tempura, le mie pupille sono andate in tilt e le mie manine hanno arraffato la confezione con avidita' come se dietro di me ci fosse stata una calca di clienti adirati, pronti a qualunque cosa pur di impossessarsi di questi gioiellini di terracotta!

Avevo bisogno di un bel set giapponese di piatti (no no, non si tratta di una scusa), soprattutto dopo aver letto un libro preso di recente: Japanese Women Don't Get Old or Fat di Naomi Moriyama. Un libro dal titolo frivolo e farfalloso, che pero' si e' rivelato estremamente piacevole e soprattutto utile! Dedichero' poi un articoletto a questo libro piu' in la', ma l'ho tirato in ballo perche' l'autrice consiglia ai lettori di acquistare un set giapponese di piatti per aiutare se stessi a mangiare meno. In che senso? Mi spiego meglio: i piatti giapponesi, generalmente, sono molto piu' piccoli rispetto a quelli che usiamo in occidente. Ma la cosa interessante e' che il vasellame giapponese (in particolare quello da tavola) e' sempre decorato in modo da soddisfare anche l'occhio.
La Moriyama sostiene che non si debba mangiare solo con la bocca, ma pure con gli occhi! Cio' significa che se si utilizzano dei piatti o delle scodelle dai bei colori e dalle decorazioni esteticamente appaganti, ecco che chi mangia non pensa solo a rimpinzarsi ma anche ad ammirare queste piccole opere d'arte della tavola.

Le dimensioni ridotte dei piatti, inoltre, consentono di ingannare un po' se stessi convincendosi di aver riempito il piatto (e quindi di essersi impossessati di una porzione di cibo consistente), quando in realta' pur dopo aver riempito un piatto giapponese, la porzione di cibo corrispondera' alla meta', se non ad un quarto, di quella servita su un piatto occidentale.
Si', il ragionamento sembra un tantinello capzioso, pero' se ci riflettete bene ha senso.

Con questo non voglio dire che adesso buttero' tutti i piatti di prima fuori dalla finestra (per carita', anche perche' m'andrebbero a finire in giardino e poi mi toccherebbe raccoglierli!), ma semplicemente che non e' una cattiva idea tentare di cambiare un po' le nostre abitudini.

Questo set da tempura che ho preso, pur essendo da tempura, posso benissimo usarlo anche per altri cibi, ovviamente. Il set e' composto da due piatti "grandi", da cinque scodelle, da un piattino con due scomparti per salsine varie, e da una brocca.
Il numero dei pezzi e' un po' bizzarro, ma c'e' sicuramente una spiegazione dietro il perche' dei due piatti e delle cinque scodelle. La scopriro' prima o poi, anche se forse ho gia' capito un po'.
Ecco un piatto assieme ad una delle scodelle:
Quel turchese brillante smaltato mi ha completamente stregata! Credo che le foto non riescano a farvi vedere veramente quanto sia magnifico questo colore, ma credetemi..e' favoloso!
Durante il giorno sono di un turchese intenso tendente al verde acqua, mentre di sera quello stesso turchese si fa ancora piu' intenso ma prende striature blu oceano!

Dalla foto forse non si capisce bene, ma i piatti piani sono piu' piccolini rispetto ai piatti piani occidentali, il che permette (senza nemmeno accorgersene) di mangiare meno, senza dover mangiare usando piattini microscopici da frutta. Va bene ingannare se stessi, ma bisogna farlo con un po' di furbizia; se metto un gamberetto su un piattino giocattolo prima o poi me ne accorgo! Hehe!

Dimenticavo: tenendo sott'occhio il mio contatore del blog, ho notato che siete in molti a far visita a Biancorosso. Il motivo per cui non ho attivato fin da subito i commenti e' perche' temevo di dover aver a che fare con una mole (ingestibile) di spam, troll, gente maleducata e saccente.
Dopo essermi letta tutto lo spiegone di Blogger sull'attivazione e moderazione dei commenti, ho deciso di attivarli ma solo per i cosiddetti "membri del team", cioe' persone che autorizzero' e che aggiungero' alla lista di quelli che potranno postare. Per ora chiaramente non c'e' nessuno, ma aggiungero' nuovi nominativi via via, anche se ancora non ho ben capito dove si debbano mettere, visto che per ora ho solo trovato lo strumento per autorizzare altri a scrivere sul blog. Boh! Ma cosa vuol dire?
Aggiornamento: sono andata a leggermi il capitoletto sulla faccenda commenti, sulla guida di Blogger e insomma, ho capito cio' per broche, nel senso che la faccenda dei membri del team e' solo per i blog collettivi, e siccome questo non lo e', allora devo cambiare strategia. Penso attivero' l'accesso solo a coloro che hanno un account su Blogger. Proprio non mi va di usare l'opzione "chiunque".
Ri-aggiornamento: allora, alla fine ho deciso di usare l'opzione "chiunque" anche se non mi andava granche', pero' voglio dare la possibilita' pure a chi non e' registrato su Blogger di commentare su Biancorosso.
Allora, mi raccomando, siate civili e perfavore non postate materiale osceno!
Grazie e ...continuate a seguire Biancorosso!

mercoledì, luglio 25, 2007

Mugicha: la bevanda dell'estate!

Quando l'afa e l'umidita' cominciano a farsi sentire forte e chiare, ecco che i giapponesi si rivolgono al beneamato Mugicha per trovar sollievo nelle lunghe e torride giornate estive.
Ma cos'e' questo Mugicha, direte voi. E' un te' (o meglio, una tisana) a base di orzo tostato!

In questo periodo, andando in giro per supermercati, non si puo' non notare l'immensa varieta' e quantita' di confezioni di bustine di Mugicha pronte per essere trasformate in una rinfrescante bibita dissetante.
Il Mugicha si puo' acquistare sia sfuso che in bustine. Le bustine sono pero' piu' diffuse, poiche' basta semplicemente tuffarne una in un litro d'acqua fredda (o a temperatura ambiente), e lasciare il tutto riposare per alcune ore o anche una notte intera. Et voila'! Il Mugicha e' pronto per regalare una pausa rinfrescante a chi ne abbia bisogno.

Le confezioni di bustine che si trovano al supermercato sono gigantesche! Alcune arrivano ad avere piu' di cento bustine l'una! Non avendo mai preparato questa bevanda prima d'ora, ho pensato di non fare subito l'ingordona entusiasta e di prendere una confezione piu' piccola (da 15 pezzi soltanto).
Ho preso questa:


Ieri mattina ho preparato una brocca di Mugicha (quella che vedete in alto nella foto), e verso l'ora di cena era gia' pronto da bere!

Il sapore del Mugicha e' molto semplice da descrivere e da far immaginare a chi non l'avesse mai assaggiato: e' quasi come bere un te' freddo che sa di caffe'. E' come bere un caffe' freddo annacquato, o meglio, un caffe' d'orzo freddo ed annacquato.
Detto cosi' non sembra granche', ma e' una bevanda che sorprende non solo per il suo sapore cosi' simile al caffe', ma per il suo incredibile potere dissetante!

Inoltre, il Mugicha non contiene caffeina per cui si puo' bere tranquillamente a tutte le ore, e lo si puo' dare anche ai bambini.
Tra l'altro, pare che il Mugicha abbia persino un effetto calmante e rilassante, cosa che senz'altro non si puo' dire del te' normale!

Il Mugicha non viene consumato solo in Giappone, ma anche nella vicina Corea dove pero' viene bevuto anche d'inverno (e quindi viene preparato caldo).

Tra un bicchierone di Mugicha freddo ed un altro, all'afa non lasciamo scampo!
Vabbe', non fa rima ma non importa!

Se v'incuriosisce, cercate il Mugicha nel vostro negozio di alimentari giapponesi o coreani piu' vicino; quasi sicuramente ce l'avranno, specialmente in questa stagione.
Ovviamente potete aumentare le dosi: una bustina per 1 litro d'acqua - 2 bustine per 2 litri d'acqua e cosi' via!
Buona bevuta!

martedì, luglio 24, 2007

Gelatokyo alla pesca

No, no, non si tratta di una nuova gelateria alla moda, ma del nome che ho dato al mio primissimo gelato artigianale!!

Stavo curiosando su alcuni blog di cucina l'altro giorno, quando ho trovato il bellissimo blog di Dolci Ricette, ed e' li' che ho trovato la ricetta per fare il gelato in casa, senza bisogno della gelatiera!! Ho cominciato a leggermi per bene tutto il procedimento e quando mi sono resa conto che non sarebbe stata un'impresa troppo ardua, le mie ditina si sono messe al lavoro e hanno cominciato a fare la lista della spesa su cui ho annotato tutto l'occorrente necessario.
Non c'e' bisogno che vi riporti la ricetta, visto che la trovate sulla pagina del blog che ho appena linkato, pero' vi parlero' delle modifiche che ho fatto e vi faro' vedere qualche fotina del mio Gelatokyo (di cui una in alto a sinistra).

Su Dolci Ricette il gelato e' stato fatto con le ciliegie, frutto che adoro peraltro, ma siccome qui al momento le ciliegie hanno dei prezzi stratosferici, ho pensato fosse meglio virare in direzione di frutti un tantinello piu' economici.
Purtroppo qua la frutta e' cara, sempre e dovunque, pero' andando a comprare nei supermercati di quartiere e non nei grandi magazzini dove il salasso e' assicurato, e' possibile un risparmio non indifferente.

In questo periodo nei supermercati rionali si trovano le pesche, vendute singolarmente oppure in vaschette da due frutti l'una. A seconda della varieta', il prezzo cambia. Da Sanwa, le pesche piu' care costavano 498 yen la vaschetta da due frutti ciascuna. GASP! Sono quasi 3 euro..per due pesche!!?!?!
Io ho un vero debole per le pesche, e quando le ho in casa generalmente le faccio sparire nel giro di brevissimo tempo. Sono capace di mangiarmene quattro o cinque in una volta, o anche di piu'...fino a quando mi sento male e mi do dell'idiota per non essere riuscita ad esercitare un po' di autocontrollo.
Ma sorvoliamo vah, che e' meglio.

Da Sanwa non sapevo che frutta prendere per aromatizzare il mio gelato. Le ciliegie erano off-limits; l'uva pure, anche se poi non la vedo bene nel gelato; di fragole nemmeno l'ombra; i kiwi ...bleah..li detesto; il melone non mi piace, e poi come l'anguria (che pero' adoro) sono frutti che vedo meglio in un sorbetto; le pesche, come ho gia' detto, costavano un fracco e mezzo. Cosa rimaneva? Le mele, gli agrumi e le banane. Si', avrei potuto optare per un gelatino alla mela o all'arancia, o anche alla banana..ma io volevo provare un gusto che fosse piu' tradizionale!
Ah gia'...i mirtilli...lasuma perde! Con quello che costava una vaschettina-ina-ina di mirtilli avrei potuto comprarmi un girocollo in oro bianco da Tsutsumi!
Alla fine, siccome si stava facendo tardi, ho ceduto e ho preso due pesche. Non ho preso le piu' care perche' onestamente non ne avevo il coraggio, ma ho scelto le piu' "economiche" che avessero, cioe' la vaschetta da 398 yen.
La ricetta consiglia di usare 500g di frutta, ma le due pesche insieme pesavano sui 300g (care e pure piccole! Sgrunt!), anche se poi alla fine saranno state due etti, dopo aver tolto la buccia e il nocciolo. Doppio sgrunt!

(E' importante che leggiate la ricetta originale, altrimenti non riuscirete a seguirmi.)
La ricetta, inoltre, consiglia di usare 500ml di latte intero. Ecco, io qui ho avuto un piccolo problema. Innanzitutto non bevo latte fresco perche' mi fa male, pero' bevo tranquillamente quello UHT, anche se ultimamente preferisco il latte di soia.
In casa ho quasi sempre e solo il Parmalat UHT, e cosi' ho usato quello. Solo che era parzialmente scremato, e infatti mi ha dato dei problemi nel momento in cui doveva addensarsi.
La ragazza del blog di Dolci Ricette, anche lei intollerante al lattosio, ha utilizzato il latte di riso e si e' ritrovata con lo stesso problema, cioe' con un composto che non s'addensava nemmeno a piangere in turco.

Lei ha risolto aggiungendo un cucchiaio di Maizena e mescolando bene. Anch'io ho fatto lo stesso, solo che ho dovuto metterne quasi due di cucchiai (non so perche').
Se volete evitare rogne, usate il latte intero e basta. Diversamente, accertatevi di avere un po' di Maizena in casa, ma soprattutto non dimenticatevi di setacciarla prima di aggiungerla al composto, altrimenti formera' dei grumi grossi come massi!

Per quanto riguarda la frutta: qualunque frutta decidiate di usare, accertatevi che non sia ammaccata o troppo matura-quasi-marcia. Sbucciatela e denocciolatela, se necessario. Dividetela a meta' e frullatene una parte. L'altra meta' che vi rimane tagliatela a tocchetti.
Dopo aver fatto raffreddare per benino il composto (io l'ho messo in frigo per sveltire il raffreddamento), dovrete aggiungere la frutta frullata e quella a pezzetti.
A questo punto, bisogna aggiungere l'estratto di vaniglia. Io non l'avevo, e ho usato una bustina di vanillina che va benissimo lo stesso (non usate il lievito vanigliato che e' una cosa diversa!)

Dovrete poi mescolare bene bene il tutto, e a questo punto se avete la gelatiera, mettete tutto li' dentro e seguite le istruzioni del vostro manuale; diversamente, se come me non avete una gelatiera (e nemmeno v'interessa comprarne una), allora versate tutto in una vaschetta d'alluminio, tipo quelle da plum-cake.
Io ne ho usata una di quelle usa-e-getta, per il forno.
Dopodiche', mettere la vaschetta nel freezer e lasciarla riposare per circa 4 ore. La ricetta non si pronuncia in proposito, ma io ho coperto la vaschetta con un pezzo di carta stagnola.

Quando ho fatto il gelato era gia' di sera tardi, per cui dopo aver messo la vaschetta nel freezer me ne sono andata a dormire. Questo per dire che sono passate ben piu' di 4 ore da quando ho riposto la vaschetta nel congelatore a quando l'ho tirata fuori la mattina seguente.
La ricetta, a questo punto, consiglia a chi ha seguito il metodo senza gelatiera, di tirare fuori la vaschetta e di passare il gelato nel frullatore per rompere i pezzetti di ghiaccio che si sono formati.
Io ho messo tutto nel mio robot da cucina. Dopo aver frullato tutto il gelato, l'ho versato di nuovo nella vaschetta di prima. Ecco qua il risultato:
Ho rimesso la vaschetta in frigo, e l'ho tirata di nuovo fuori un'oretta prima di servire il gelato in modo che questo avesse il tempo di ammorbidirsi un po'.

Beh, che dire? Il mio Gelatokyo ha riscosso un successone la sera in cui e' venuta la mia amica Kyoko col marito, qui da noi a cena! Anche mio marito era estasiato e ha detto che era delizioso!
Effettivamente sono rimasta sorpresa pure io. La consistenza era proprio quella del gelato normale, anzi, piu' cremosa e spessa, proprio come quella dei gelati artiginali che ancora si trovano in certe gelaterie piu' tradizionali.
Ma la cosa piu' sorprendente in assoluto e' stata la totale assenza di quel sapore e odore freschinoso, tipico delle preparazioni a base di uova. Non si e' sentito nessun odore e nessun sapore del genere!

Insomma, sono proprio soddisfatta e non vedo l'ora di ripreparare il mio Gelatokyo, utilizzando pero' gusti diversi. Ho gia' in progetto un Gelatokyo al caffe', o magari alla Nutella! Anzi, sarebbe bello dividere le quantita' della ricetta a meta', in modo da riempire una vaschetta con due gusti!
Pure delle gocce di cioccolato ci starebbero benissimo! Anche pezzetti di frutta candita! Urca, quante idee!!

Ecco ancora una fotina (fatta col flash stavolta; ecco perche' la coppetta sembra essere di un colore diverso) del mio Gelatokyo alla pesca:
Per concludere, consiglio a tutti quelli che sono incuriositi, di provare a preparare il vostro gela(tokyo). Non e' cosi' difficile come puo' sembrare; inoltre si tratta di una ricetta decisamente versatile perche' vi permette di prepararla seguendo solo ed esclusivamente i vostri gusti personali, o quelli dei vostri commensali.
L'importante e' leggere bene la ricetta originale e le mie considerazioni sulle modifiche apportate, e vedrete che otterrete uno dei migliori gelati che avete mai assaggiato in tutta la vostra vita! Questo si' che e' un gelato genuino! Altro che storie!
Evviva il Gelatokyo!!!

lunedì, luglio 23, 2007

Due amici giapponesi a cena e una ricetta

Sabato sera e' venuta la mia amica Kyoko con suo marito, qui a cena da noi. Per l'occasione ho preparato una cena all'italiana che ha visto come protagonista le lasagne! Gnam!
Non staro' qui a darvi la ricetta delle lasagne perche' molto probabilmente non ne avete bisogno, pero' vi riporto una squisita ricettina che una mia amica ha trovato su un giornale. La ricetta e' per una salsina di verdure molto semplice e gustosa, nonche' semplicissima da preparare!
Ecco la mia salsina:
Ho servito questa salsina come antipasto, assieme a fettine di pane croccante e grissini.
Ecco gli ingredienti per 4 (credo) persone:

2 melanzane piccole (io ho usato due melanzane piccine-piccio' giapponesi)
1 zucchina
200g di pomodoro maturo (ho usato la polpa a pezzettoni in scatola)
1 spicchio d'aglio
100g di mollica di pane
3 cucchiai d'olio
sale q.b.

Ho lavato le melanzanine, le ho tagliate a fettine sottili e le ho adagiate su di un piatto. Le ho poi condite con del sale e le ho lasciate riposare per una decina di minuti. Trascorsi i dieci minuti, le ho messe a grigliare. Io ho una mini-griglia giapponese al posto del forno, ma voi potete tranquillamente metterle a cuocere sul barbeque, oppure su una griglia elettrica.
Ho fatto grigliare le melanzane per circa 5-6 minuti, e siccome le fettine erano sottili, hanno fatto in fretta a cuocere.

Ho pulito la zucchina e l'ho tagliata a cubetti non troppo piccoli, e li ho messi a sbollentare in una pentolino d'acqua per 1-2 minuti.
Nella coppa del mixer ho quindi messo: le melanzane grigliate, la zucchina sbollentata, 200g di polpa di pomodoro a pezzettoni in scatola (mi ero dimenticata di comprare i pomodori freschi), la mollica, l'aglio e l'olio. Ho frullato il tutto fino ad ottenere un composto omogeneo e cremoso, dopodiche' ho regolato di sale. Et voila'!
Ho versato la salsina nel mio bel piattino messicano di Tallavera, e l'ho guarnita con due foglioline fresche del nostro basilico.
Ebbene....e' stato un successone strepitoso! Sia la mia amica Kyoko che il marito hanno apprezzato tantissimo, tant'e' che la mia amica ha poi voluto la ricetta!

La salsina e' semplice e gustosissima, specialmente se servita con fettine di pane croccante, grissini oppure cracker!

Per dessert ho preparato una crostata rustica all'albicocca; eccola qua:
La chiamo "rustica" perche' e' il primo aggettivo che mi viene in mente per descriverne l'aspetto. Adoro preparare (e mangiare) le crostate, ma detesto dover fare i rotolini (o stricioline) di pasta da metter sopra! La pasta mi rimane sempre attaccata alle mani, e alla fine mi vengono fuori degli sgorbietti unici, pero' l'impasto e' sempre delizioso! Oramai uso, da anni, una ricetta ultra-collaudata che avevo trovato sulle bustine del lievito Bertolini, per fare, appunto, la crostata di campagna (ma allora qualcosa di rustico c'e'!)
Magari riportero' un giorno la ricetta, ma per ora metto solo la fotina, anche perche'.....la seconda star della serata (dopo le lasagne) e' stato l'altro dessert che ho preparato: il GELATO!
Ho fatto, per la prima volta nella mia vita, un gelato artigianale senza gelatiera! Ed e' venuto buonissimo! L'ho ribattezzato Gelatokyo perche', oltre ad averlo fatto qua in Giappone, per aromatizzarlo ho usato delle pesche giapponesi, ma ovviamente viene benissimo anche con altri frutti tipo le fragole, ciliegie, banane ecc.
Volete la ricetta? Dovete aspettare il prossimo articoletto! Ora devo andare a mangiare! Itadakimasu!

venerdì, luglio 20, 2007

Meme: Tre Perchè per un Blog


Mah si, m'accodo pure io alla moda dei meme (ma che vorrdi' sta parola poi? ), e allora per l'occasione ho scelto quello dei Tre Perche' per un Blog, trovato sul simpaticissimo blog di Maria Giovanna : Passione & Cucina.

Al suono dolce e misterioso dello shamisen della nostra Geisha-san qui a sinistra, comincio:

1. Ma voi perchè avete scelto questo mezzo?
Perche' la mia intenzione era (ed e') quella di scrivere una sorta di diario in cui racconto le nostre esperienze qui in Giappone, e il blog e' un mezzo di facile gestione e che, proprio grazie alla sua natura, sa essere sempre nuovo e sa offrire sempre qualcosa di interessante da leggere.
Non mi piaceva l'idea di creare un tradizionale sito web da usare a mo' di diario, inoltre detesto a priori MySpace per cui non mi e' neanche mai sfiorata l'idea di aprire Biancorosso li', in quel marasma.

2.
Ma voi perchè avete scelto questo argomento?
Essendoci stata data la preziosa opportunita' di venire a vivere qui in Giappone, ho pensato che le nostre esperienze di vita quotidiana in questo Paese potessero interessare agli altri. In fondo il Giappone e' un Paese diversissimo, anzi, lontano anni luce dall'Italia sul piano culturale principalmente, quindi gli argomenti e le opportunita' per paragonare questi due Paesi non mancano mai.
Al contempo, pero', il Giappone sa essere incredibilmente simile all'Italia, e allora si puo' parlare anche di questo: punti d'incontro fra due culture che da sempre nutrono curiosita' e rispetto, l'una per l'altra.

3.
Ma voi perchè avete scelto questo nome?
La scelta del nome e' stata difficile perche' ne volevo trovare uno che fosse gradevole, facile da ricordare, e che desse un indizio circa gli argomenti affrontati nel blog.
Al tempo stesso, pero', non volevo scovare appellativi troppo arzigogolati o forzatamente esotici che alla fine infastidiscono e mettono in risalto la vanita' di chi scrive.
E cosi' ho voluto cercare un nome che fondesse l'argomento principale con le mie origini. Pensando poi ad Hinomaru (nome ufficiale della bandiera giapponese), mi e' venuto in mente Biancorosso. Ho volutamente utilizzato i nomi italiani dei due colori proprio per creare una parola italiana che facesse diretto riferimento ad Hinomaru, ovvero al Giappone.
E' perche' Biancorosso e non Rossobianco? (Aiuto! Mi sto auto-memizzando!)
Beh, ho voluto partire dal bianco, cioe' dalla parte piu' esterna della bandiera che io interpreto come la parte esteriore del Giappone, costituita dagli stereotipi di cui si va pazzi in occidente, e da tutto cio' per cui questo Paese e' famoso nel mondo.
Il sole rosso, invece, rappresenta il vero cuore del Giappone, ovvero la sua essenza piu' pura e a cui si puo' giungere solo dopo aver vissuto in questa nobile terra a contatto con la gente del posto, dopo aver imparato la lingua, aver studiato la loro storia e le loro tradizioni, ma soprattutto dopo essersi liberati di tutte quelle scemate che ci vengono date in pasto dalla televisione e da quelle carte stracce che osano considerarsi libri.

giovedì, luglio 19, 2007

Da un negozietto d'antiquariato a Yamato

Alcuni pomeriggi fa, passando per Yamato, abbiamo deciso di fermarci a curiosare in un minuscolo negozietto d'antiquariato.
Il negozio era formato, in realta', da due stanze (o due piccoli negozi) comunicanti. Da un lato c'erano montagne e montagne tutte accatastate di vecchi televisori, radio, frullatori, passeggini, un po' di mobilio impolverato, statue di Buddha, vasi e portaombrelli.
Nell'altro stanzino, invece, c'era un piccolo paradiso dell'oggettistica d'altri tempi. Ecco, io sono rimasta proprio li' a curiosare.

Lo spazio libero era pochissimo, e bisognava stare molto attenti a non rovesciare inavvertitamente qualcosa. Le pareti erano ricoperte di scaffali e credenze stracolme di oggetti. In mezzo alla stanza regnava sovrano un grosso tavolo sommerso da contenitori e ceste, anch'esse stracolme di misteriose suppellettili.
Per terra, altre ceste strabordanti di piattini, ventagli, brocche, tazze e collane.
Vicino alla porta d'ingresso c'era, addirittura, una pila traballante di vecchie cartoline e stampe dai bordi ingialliti. E vicino al registratore di cassa, una grata di metallo usata per appendere foulard, bracciali e gingillini vari.

Passeggiando intorno al grande tavolo centrale, era possibile quindi esplorare un po' tutta questa parte di negozio. E proprio in uno degli scaffali sotto questo tavolo, ho trovato due bellissime scatole laccate, dell'immediato dopoguerra.
Appena le ho viste, mi sono piaciute all'istante e ho deciso che sarebbero state mie!

La signora del negozio, gentilissima, mi ha fatto persino un generoso sconto, e poi, non avendo nulla a portata di mano con cui incartare le mie due scatoline, ha preso un foulard di Dior che ha usato a mo' di furoshiki. La foto che vedete in alto ritrae proprio il delicato fagottino che mi ha fatto la signora!! Il foulard, quindi, e' stato un suo regalo (oltre allo sconto!!) che potro' usare appunto per avvolgere le mie scatoline se decidero' di usarle a mo' di bento.

Aprendo il fagottino pian pianino:
Ecco che s'intravede la prima scatolina, ovvero la piu' piccola delle due.
Le due scatoline (che fra poco vi mostrero' per intero) sono contenitori per scrivania, da usare, quindi, per riporre oggetti di cancelleria tipo gomme, hanko (timbri giapponesi usati al posto della propria firma), pinzatrice, forbici, colla, ecc. Ma, come dice la mia amica Akiko, possono tranquillamente essere usate pure com bento e come porta-onigiri! In fondo, non sono tanto diverse dai bento classici.

Aprendo ancora un po' il foulard cosa scopriamo?
Urca, che meraviglia! Questa e' la scatolina piu' piccola tra le due. I kanji in basso a sinistra ci fanno capire che la scatolina in questione proviene dall'antica localita' montana di Nikko, nella Prefettura di Tochigi.
E sotto questa scatolina, cosa si nasconde?
Ecco la seconda scatola! Su questa non c'e' scritto nulla, per cui e' di provenienza ignota. Ma entrambi i contenitori sono molto antichi e pare risalgano, appunto, agli anni dell'immediato dopoguerra giapponese.

Dopo averle portate a casa, le ho lavate con molta cura e delicatezza, facendo attenzione a non danneggiare i motivetti dipinti.
Molto probabilmente non le usero' come bento, ma penso preferiro' usarle per la mia scrivania, o semplicemente come eleganti porta-anelli / bracciali / et chincaglierie varie.

Un'ultima foto delle mie due magnifiche scatoline laccate:

Shiratama Zenzai

Assieme al calore ed all'umidita' della torrida estate giapponese viene voglia di esplorare sempre di piu' anche la varieta' immensa di dessert che il repertorio gastronomico di questo Paese ha da offrire.
Un esempio e' shiratama zenzai, una squisitezza di cui sto diventando sempre piu' golosa.
Quella che vedete nella foto e' una coppetta di shiratama zenzai che ho comprato da Maruetsu. Generalmente compro questo dessert al supermercato per comodita', soprattutto perche' non ci penso mai fino a che non lo vedo nel reparto dei dolcini tradizionali, e allora mi viene voglia di mangiarmelo! Gnam!

Anche questo, come il maccha, credo sia un gusto acquisito e che s'impara ad apprezzare solo col tempo.
Quelle palline bianche che vedete sono fatte di farina di riso e acqua, e poi velocemente passate in acqua quasi bollente.
Quando queste affiorano in superficie (un po' come quando si fanno cuocere gli gnocchi, per esempio), vengono trasferite in acqua ghiacciata in modo che si raffreddino per bene.
Lo zenzai e' una sorta di marmellata molto dolce a base di fagioli adzuki bolliti a lungo e poi mischiati con molto zucchero.

A prima vista puo' sembrare strano parlare di marmellata di...fagioli!?!? Ebbene si'! Eppure, se poteste assaggiare anche solo una punta di questa squisitezza, penso che anche voi ne rimarreste assolutamente stregati. O magari, chissa', tutto subito non vi direbbe niente o forse vi farebbe persino accartocciare il viso in una smorfia di disgusto, ma vi posso garantire che col tempo imparereste a diventare golosi di anko (il nome di questa marmellata).

Shiratama zenzai e' quindi un classico dessert giapponese estivo. Sia le palline di riso che lo zenzai vanno serviti molto freddi.
Quei due cubetti colorati che vedete al centro, invece, non sono obbligatori ma sono stati semplicemente messi per decorazione. Anche quelli hanno una consistenza che ricorda gli shiratama. Probabilmente anche i due cubetti sono fatti di farina di riso, con l'aggiunta, forse, di piu' acqua; forse e' per quello che sono appena appena piu' morbidi degli shiratama.

Mi piacerebbe provare a preparare questa delizia in casa, con le mie manine. Se il risultato sara' soddisfacente, allora non esitero' a riportare la ricetta qui su Biancorosso!
Itadakimasu!

mercoledì, luglio 18, 2007

Una scodella dalle nobili origini

Tra i pezzi della mia collezione di vasellame e ciotoline varie, c'e' una scodella molto antica e dalle origini nobili. La vedete li' nella foto in alto.
Ci e' stata regalata da Ishii-san, il nostro padrone di casa, quest'inverno. Questa scodella e' appartenuta alla sua famiglia. Dovete sapere che Ishii-san discende da un'antica e nobile famiglia giapponese di samurai.
Noi siamo stati persino a vedere l'antichissima residenza dove la famiglia di Ishii-san ha risieduto per generazioni e generazioni, e dove, appunto, era custodita questa scodella assieme a centinaia di altri oggetti.
La scodella e' in legno laccato, e completamente dipinta a mano. L'intera superficie esterna della scodella e' ricoperta di quei graziosi ghirigori dorati che vedete raffigurati nella foto.
Aprendola, si scopre che questa scodella ha altre meraviglie nascoste:
L'interno della base della scodella e' di un color amaranto scurissimo e lucidissimo. La parte interna del coperchio, come potete vedere, mette in mostra una piccola opera d'arte: un'immagine raffigurante un villaggio giapponese, ai piedi del Monte Fuji e in riva al mare. Sullo stendardo appare una sorta di stemma, molto probabilmente lo stemma di famiglia.
Ishii-san sostiene che la scodella risalga ai primi dell'800; un pezzo abbastanza antico, dunque.
Pare che il valore di un pezzo del genere sia particolarmente alto per via di quell'intricato dipinto all'interno del coperchietto. Non so, comunque sia, non la vendero'. Sarebbe un peccato imperdonabile vendere un pezzo di cosi' tanta bellezza e storia.
E purtroppo le foto non rendono bene e non mostrano veramente quanto sia elegante e raffinata questa scodella.

Ventaglio di Totoro & Ofuroba

Dopo il ciclone Man-Yi, adesso pure la scossa di terremoto su nella Prefettura di Niigai, piu' tutto quer pasticciaccio brutto dei fusti pieni di rifiuti radioattivi che si sono rovesciati proprio a causa delle scosse. Una sorpresa al giorno, insomma.
Grazie al cielo, pero', qui non e' successo nulla e non sono arrivate scosse dalla zona colpita. Anzi, io proprio non sapevo nulla (anche perche' guardo malvolentieri i telegiornali proprio per evitarmi una dose giornaliera di depressione volontaria), fino a che non mi ha telefonato mia suocera per avere nostre notizie, visto che era molto preoccupata.
Ma, ripeto, qui in Kanagawa e' tutto a posto. Per ora.

Ma intanto continua a piovere (come avrete gia' capito guardando la mia meteo Geisha-san, a destra del blog); la pioggerellina e' costante e deprimente. Io la chiamo pioggia inconcludente perche' non serve assolutamente a niente, se non a far innervosire.

Il cielo e' grigio fumo, ed e' da giorni che non mi azzardo a mettere la biancheria ad asciugare sul balcone. Un incubo. Sono costretta ad usare l'asciugatrice, cosa che non mi piace tanto per due motivi, 1) perche' l'elettricita' qui costa e arrivano sempre delle sberle di bollette, e 2) perche' ho una di quelle lavatrici con l'asciugatrice incorporata, per cui alla fine un ciclo d'asciugatura dura ore e la roba esce tutta strazzata (gergo biancorossiano) e mezza umida.
Per chi fosse curioso, ecco la mia lavatrice nipponica:
Abbiamo la fortuna di avere tanto spazio qui in casa, per cui non siamo costretti a tenere la nostra sentakuki (lavatrice in giapponese) sul balcone, oppure sacrificata in angolini micro.
Noi la teniamo nel nostro ofuroba, cioe' una sorta di bagno dove pero', secondo la tradizione giapponese, non c'e' il water.
Il gabinetto si trova in uno stanzino a se', chiamato otearai.
Nell'ofuroba, quindi, abbiamo la lavatrice, un lavandino per lavare i panni a mano, tanti armadietti (dove ripongo detersivi, ferro da stiro, cosmetici, asciugamani, ecc.), il lavandino che usiamo per lavarci faccia e denti, piu' un mobiletto con lo specchio.
Ecco parte del nostro ofuroba:
Come potrete notare, a sinistra c'e' la lavatrice che avete appena visto, e in fondo il lavandino che ho appena menzionato. A sinistra, invece, si entra nella stanza con doccia e vasca assieme. I bagni giapponesi separano sempre il gabinetto dalla doccia / vasca. Questo, se ci pensate, e' un modo di organizzare la casa molto intelligente, perche' permette alla famiglia di non litigare per il bagno; niente piu' litigi furibondi tra chi deve farsi la doccia e chi invece ha bisogno di stare in santa pace nel WC ufficio di casa.
Nella foto non si vede, ma a destra c'e' un grosso mobile ad incasso che copre tutta la parete. Inoltre, vi sono due porte: una dirimpetto al lavandino che vedete, e l'altra vicino alla lavatrice. Entrambe conducono in salotto.
Magari la prossima volta fotografero' l'otearai, cosi' cogliero' l'occasione per parlarvi dei tecnologicissimi WC giapponesi.

Questa, invece, e' la stanza con doccia e vasca che s'intravede nella foto che c'e' sopra:
La tradizione giapponese vuole che prima ci si faccia la doccia, incluso lo shampoo se e' necessario, e poi, dopo essersi risciacquati per bene, si entri nella vasca.
La vasca giapponese non si usa per lavarsi, ma solo per rilassarsi. Questo significa che nella vasca non sono ammessi bagnoschiuma, saponette et similia.
Si possono usare, pero', sali da bagno.
Generalmente nelle case giapponesi, la vasca viene riempita al mattino e quell'acqua viene usata da tutti i membri della famiglia per farsi il bagno. Che schifo, direte voi. Beh, insomma, nemmeno poi tanto, se si considera che ci si deve docciare per bene prima di poter entrare nella vasca.
Proprio perche' il Giappone e' un Paese orientato verso il risparmio energetico e il riciclaggio (se possibile) di qualunque materiale, ecco che addirittura la mia lavatrice ha, da un lato, un tubo arrotolato, con un sifone. Questo sifone servirebbe per risucchiare l'acqua della vasca, a fine giornata, che verra' poi usata per fare il bucato. Quindi, non si spreca niente.

Comunque sia, noi non seguiamo questa prassi. Ci facciamo quasi sempre e solo la doccia, e la vasca la usiamo piu' che tutto quando fa freddo, oppure se si hanno dolori muscolari, o semplicemente si ha voglia di relax. Non ho mai usato il sifone per riciclare l'acqua della vasca. Non so, forse dovrei.
Sopra la vasca c'e' una sorta di pannello con tutti i comandi per l'utilizzo della vasca, e per regolare la temperatura dell'acqua. La cosa interessante e' che quel pannello e' parlante! Chiaramente parla in giapponese, con una voce di donna!

E come avrete visto nella seconda foto, la vasca ha una sorta di coperchio che si arrotola su se stesso. Quel coperchio serve proprio a mantenere l'acqua pulita nel corso della giornata. Noi, non tenendo la vasca piena, usiamo quel coperchio quando ci facciamo la doccia in modo che non entrino per sbaglio schizzi di sapone nella vasca. Il coperchio, inoltre, mi aiuta a tenere la vasca piu' pulita, visto che c'e' da spezzarsi la schiena a pulirla.

Ritornando al discorso della lavatrice, avrete notato come tutti i pulsanti abbiano scritte in giapponese! Forte, eh! Oramai li so leggere, ma i primi tempi andavo a casaccio.
Ancora pulsanti:
Voglio poi dedicare uno dei prossimi articoli all'argomento detersivi per la casa. Magari incuriosisce, soprattutto se avete in progetto di passare le vostre vacanze qui nel Sol Levante e volete sapere tutto-ma-proprio-tutto sui detersivi nipponici.

Ah gia', e il ventaglio di Totoro che c'entra con sto discorso della lavatrice e dell'ofuroba? Ecco, infatti, stavo per dimenticarmene. In realta' non c'entra niente, ma volevo solo sfoggiare un po' il mio bell'uchiwa (ventaglio) di Totoro che mi ha comprato mio marito l'altra sera da Lawson (conbini).
Visto che oramai l'umidita' sta arrivando a livelli impressionanti, un bel ventaglio per farsi aria non puo' che far piacere. E se poi questo ventaglio e' carino come questo di Totoro, farsi aria fa ancora piu' piacere:

martedì, luglio 17, 2007

Pazza Roppongi

Tokyo e' una citta' immensa, ma oltre ad essere una citta', e' anche un conglomerato di tante piccole cittadine, una attaccata all'altra. Abitando qui, non ci si accorge di essere in mezzo a tante cittadine diverse, ma si ha come l'impressione di passare semplicemente da un quartiere ad un altro.
Nel centro* di Tokyo, poi, esistono i cosiddetti quartieri speciali, ovvero municipalita' che si autogovernano. Pur mantenendo quest'autonomia, i quartieri speciali sono tenuti, tuttavia, a collaborare e a comportarsi come se fossero un'unica grande citta'.
Alcuni dei cosiddetti quartieri speciali sono, per esempio. Shinjuku, Kita, Shibuya, Roppongi, ecc.

*E' difficile parlare di centro di Tokyo, in quanto questa, come ho gia' detto, e' una citta' formata da tante cittadine collegate fra di loro da stazioni ferroviarie, quindi in realta' il vero centro di Tokyo non esiste, se non solo da un punto di vista geografico.

La foto che vedete in alto e' stata scattata da me (o da mio marito, non ricordo) in un affollato incrocio a Roppongi (che si pronuncia ropponghi e che in giapponese significa sei alberi).
Roppongi e' il paradiso del divertimento, soprattutto quello notturno.

E' una zona molto famosa, soprattutto tra gli stranieri sia residenti che turisti, perche' e' il posto ideale per passare una serata spensierata tra un night club ed una discoteca. Roppongi, infatti, pullula di locali del genere: pub, club privati, discoteche, nightclub, sports bar, club per adulti, birrerie, izakaya, ristoranti, ecc.
In ogni piu' piccolo angolo del quartiere c'e' un locale infrattato da qualche parte.

Ma io, non essendo una persona a cui piace la vita notturna e l'andare in giro per locali, non ho mai avuto grande curiosita' di visitare Roppongi di notte. E cosi' mio marito mi ha portata a fare una giro di pomeriggio.
Roppongi, di pomeriggio, sembra un quartiere come un altro. Assomiglia a Shibuya piuttosto che a Ginza (anche se forse Roppongi e' un po' piu' disordinata e caotica).
Mentre di sera, Roppongi cambia faccia e si trasforma nella regina del divertimento e nell'emblema della vita notturna e di tutti i suoi aspetti.

Alcune foto della Roppongi pomeridiana, scattate durante la nostra passeggiata:
Vicino ad un cavalcavia di Roppongi:
Una strada di Roppongi in parte bloccata per lavori stradali. Nell'edificio a sinistra c'e' un ristorante della Mos Burger, una catena di fast-food giapponese. E subito vicino c'e' un Daily Yamazaki, ovvero un conbini (o convenience store). E accanto a Daily Yamazaki c'e' uno dei mitici ristoranti Katsuya; mitico perche' li' si mangia veramente bene! La specialita' di Katsuya e' il tonkatsu, di cui ho parlato in un mio articoletto omonimo.
Questo, invece, e' l'incrocio che separa la spensierata Roppongi dall'aristocratica Tokyo Midtown di cui parlero' in seguito. Sulla destra c'e' un benzinaio della compagnia petrolifera giapponese Idemitsu. Notate come le pompe di benzina pendano dall'alto. Questo, come potrete immaginare, e' uno dei tanti trucchetti che i giapponesi usano per sfruttare al meglio lo spazio a disposizione. In un angolo come quello dov'e' situato questo benzinaio, delle normali pompe di benzina messe per terra porterebbero via troppo spazio.
Mi e' piaciuto passeggiare per Roppongi, anche se l'ho trovata disordinata e un po' piu' sporchina rispetto ad altre zone sempre pulitissime di Tokyo. Indubbiamente l'alto numero di locali notturni contribuisce al disordine ed alla sporcizia.
Comunque, se amate girare per locali di sera e fino a notte tarda (o perche' no? Fino al mattino dopo; quasi tutti i locali di Roppongi non chiudono prima delle 4 o 5 del mattino), vi consiglio di venirvi a fare un giretto in questa zona. Sicuramente troverete un locale che vi piacera'.

Verso le 7 di sera, abbiamo cominciato a vedere che il numero di persone aumentava, e fra la folla c'erano sempre piu' stranieri che passeggiavano e che aspettavano trepidanti di cominciare le loro nottate di divertimenti sfrenati (con conseguenti sbevazzate; c'e' solo da sperare che sta gente non guidi!)
Cio' che mi ha infastidito abbastanza e' stato vedere alcuni di questi stranieri che a quell'ora li' erano gia' ubriachi e giravano per Roppongi barcollando, oppure con una faccia paonazza e con lo sguardo assente. Abbiamo visto uno, addirittura, che girava con una bottiglia gigante di vino in mano! Camminava e cimpava; cimpava e camminava.

Non mi va di fare del moralismo da strapazzo, ma veramente....bisognerebbe cercare di comportarsi in modo dignitoso e decoroso sempre, indipendentemente dal luogo in cui ci si trova. A maggior ragione, pero', se si e' in terra straniera diventa di *fondamentale* importanza mantenere un comportamento ancora piu' corretto, non solo nel rispetto delle leggi e degli usi e costumi del posto, ma anche nel rispetto del popolo ospitante. E poi, i luoghi comuni e gli stereotipi ci mettono niente a propagarsi; basta uno straniero ubriaco e che faccia lo smargiasso e il cascamorto in giro perche' la gente si faccia un'immagine negativa (e spesso distorta) di altri popoli e Paesi.

Comunque, per non dover chiudere con una paternale, rinnovo il mio invito a venire a visitare Roppongi. Se non amate la vita notturna, potete venire di pomeriggio che c'e' tanto da camminare, da vedere e da fare. Roppongi e' piena anche di negozi di ogni genere, quindi le occasioni per lo shopping non mancano di certo.
Se invece siete gente della notte, come direbbe Jovanotti, allora la Roppongi notturna dovra' essere la vostra meta principale.

lunedì, luglio 16, 2007

Ciclone e Gyro(S)hero


Pare che Man-yi (il ciclone o tifone che sia) abbia deciso di andarsene senza fare troppe storie.
Nel sud del Giappone ha causato danni come suo solito, ma questa volta ha deciso di non tartassare piu' di tanto Greater Tokyo, e menomale!
Comunque, sabato e' stata una giornata di pioggia continua! Ci siamo svegliati e fuori c'era un cielo grigiastro, e una pioggia fitta che veniva giu' imperterrita.
La pioggia e' andata avanti per TUTTO IL GIORNO, senza sosta!
Per quel giorno avevo in progetto di andare a Shinjuku (Takadanobaba per la precisione), alla libreria Blue Parrot a comprarmi un po' di cosucce da leggere. Mio marito ed io siamo arrivati fino la', nonostante la pioggia torrenziale. Prima di andarci ad immergere nell'atmosfera quasi meditativa di Blue Parrot, siamo andati in cerca di un boccone. La pioggia incessante e fortissima infastidiva e rendeva la nostra ricerca difficile, soprattutto perche' non conosciamo molto bene quel quartiere per cui non sapevamo nemmeno da che parte andare.
Eravamo indecisi tra tempura e gyros, e alla fine abbiamo optato per Gyros Hero (che io avevo letto Gyro Shero ahaha!). In realta' non avevamo nemmeno pensati ai gyros o comunque alla cucina greca in generale, ma questo localino era un po' nascosto e quindi tranquillo, non c'era quasi nessuno dentro e in piu' l'ambiente mi e' subito piaciuto: luminoso e pulito.
Fatevi un giretto sul loro sito, se vi va. Il menu' e' vario e con piatti per tutti i gusti. Io ho preso un gyro pomodoro e mozzarella, mentre mio marito ne ha preso uno simile ma con dentro del pollo alla piastra. Ci siamo fatti portare anche dei pezzetti di pesce fritto e calamaretti, anch'essi fritti. Gnam! Fanno una salsina tsatziki (o come si scrive) che e' spettacolare! Per non parlare della salsa piccantella (simile a quella messicana) che ci hanno portato assieme al pesce! Favolosa!
I prezzi sono appena appena piu' altini rispetto a quelli dei ristoranti giapponesi, ma niente di scandaloso.

E come dicevo, il locale e' molto luminoso e pulitissimo (sul sito ci sono delle foto sia del ristorante che dei piatti che servono). Insomma, da Gyro Shero (basta, preferisco chiamarlo cosi') si mangia bene, i prezzi sono abbastanza modici, l'ambiente e' accogliente e il personale e' di una gentilezza estrema.
In piu', Blue Parrot e' a pochi passi da li' per cui se vi capita di trovarvi dalle parti di Takadanobaba, andate a rifocillarvi da Gyro Shero, cosi' potrete poi tuffarvi a capofitto nella montagna gigantesca di libri del pappagallo blu con la pancia piena e contenta.

La pioggia ha continuato ad inondare le strade e le scarpe della gente. Dopo il nostro giro in libreria, siamo andati a ficcare il becco a Shinjuku in un Yodobashi Camera, una catena gigantesca di negozi a piu' piani, dedicati principalmente ai computer, macchine fotografiche, impianti stereo, elettrodomestici ecc. tutto a prezzi - pare - concorrenziali.
Generalmente tutti gli Yodobashi Camera sono sempre stracolmi di gente; ad ogni piano sembra esserci mezzo Giappone che fa acquisti. Immaginatevi il negozio di Shinjuku! Ad ogni piano sembrava esserci mezz'Asia che faceva shopping, altroche'! Dopo un po' siamo usciti perche' ci mancava il fiato.
Prima pero', ho raccolto tutto il mio coraggio e sono andata da una commessa a chiederle (in giapponese) dove fossero i giochini per la Playstation (passione di mio marito). La commessa e' stata cosi' gentile da spiegarmi che il reparto videogame era stato spostato dall'altra parte della strada, in un edificio diverso da quello del negozio. Si e' poi offerta molto gentilmente di accompagnarci, solo che per arrivare all'altro negozio bisognava uscire per la strada, e con quella stramaledetta pioggia si sarebbe fatta il bagno, poverina. Allora l'ho fatta stare sotto il mio ombrello, e lei, con il suo modo di fare squisitamente giapponese, continuava a scusarsi per il disturbo (e semmai avrei dovuto scusarmi io!), e continuava a dire Ah, sumimasen, sumimasen! che significa mi scusi, mi scusi.
Arrivati all'altro negozio, la cortesissima commessa ci ha salutati e se n'e' andata. E noi ci siamo ritrovati in una bolgia dantesca: un negozio micro, con corsia che non saranno state piu' di 50cm di larghezza, e una folla soffocante di gente.
Inutile dire che siamo rimasti due secondi e poi siamo schizzati via con la speranza di riuscire ad allontanarci quanto piu' in fretta possibile da quel marasma.

Siccome continuava a piovere, abbiamo cominciato persino ad aver freddo (e siamo a luglio!), tant'e' vero che siamo andati subito alla ricerca di un localino, possibilmente non stracolmo di gente, dove andarci a prendere un caffe' o un te' caldo. Ed e' cosi' che siamo arrivati, per purissimo caso, al bar della Segafredo Zanetti!! Non ci potevo credere! Nemmeno sapevo che la Segafredo avesse dei locali monomarca, e proprio non immaginavo li avesse persino qui in Giappone! In serata ho poi fatto una ricerchina su Internet e ho scoperto che di locali ne hanno quasi una ventina sparsi un po' per tutto il territorio nazionale, ma sono per la maggior parte concentrati qui nella zona di Greater Tokyo.
Un bel localino, veramente! Piccolo, ma pulitissimo ed arredato con uno stile moderno ma raffinato. In sottofondo avevano musica italiana, e nell'aria si sentiva l'odore inconfondibile del buon espresso di casa. Ahh!
Abbiamo ordinato due cappuccini (che sono quelli che vedete in alto, serviti in quelle stupende tazze nere lucidissime!) e dei cantuccini alle mandorle.
I cappuccini erano *perfetti*, preparati proprio a regola d'arte! Che slurperia!
Ecco un'altra foto:
Probabilmente vorrete sapere i prezzi. Beh, il sito giapponese della Segafredo ha un menu' delle bevande e cibi vari che pare essere lo stesso per tutti i locali in terra nipponica. Pero' per i due cappuccini piu' i biscotti abbiamo speso sui 730 yen. Caro, si', ma dovete considerare che qui la gente non va al bar normalmente tutte le mattine come fanno gli italiani. Qui il bar inteso come caffetteria all'italiana, e' un posto un po' di lusso dove ci si va a concedere un buon caffe' o magari una deliziosa cioccolata calda, una volta ogni tanto.
Comunque mi ha fatto molto piacere sapere che esistano questi bar Segafredo qui in Giappone. Non vedo l'ora di ritornare la prossima volta!

Dopo il nostro cappuccino, ce ne siamo ritornati verso casa, ma prima abbiamo fatto tappa in un centro commerciale vicino ad una delle stazioni dove scendiamo per cambiar treno. Li' ho fatto gli ultimi acquisti della serata, ovvero uno smalto (ancora! Sto comprando una marea di smalti in questo periodo) della Cezanne, marca di cosmetici giapponesi, e una bottiglietta di olio purissimo di camelia al quale dedichero' un articoletto a parte. L'olio di camelia e' un antichissimo prodotto di bellezza utilizzato dalle donne giapponesi da molto, molto tempo, per donare lucentezza e bellezza ai capelli. Anch'io lo uso da diverso tempo, anche se non sempre, pero' ora con l'umidita' che c'e' nell'aria ho bisogno di qualcosa che tenga a bada il crespo che inesorabilmente mi affligge in questi casi.

Abbiamo concluso la serata con una cenetta qui al ristorantino di zona solito. Il giorno dopo, ovvero domenica, c'e' stato vento e di nuovo pioggia. Ieri doveva essere il giorno peggiore, ma in realta' il peggiore e' stato sabato.
Comunque, tutto e' bene quel che finisce bene, dato che Man-Yi se n'e' andato dal Giappone e ora e' diretto verso il mare. Deo gratias!

Maccha KitKat e...natto!

Chi legge regolarmente Biancorosso sa che ogni tanto mi diletto a recensire i KitKat giapponesi dai gusti insoliti (insoliti per il nostro palato, s'intende).
Questo che vedete nella foto in alto e' il KitKat al Maccha Miruku, cioe' polvere di maccha (un tipo di te' verde pregiato usato principalmente per la cerimonia giapponese del te') e latte. E'una sorta di cappuccino, dove pero' al posto del caffe' c'e' il maccha.
L'ho preso perche', come ho gia' detto in precedenza, adoro il sapore di questo te' e di tutte le cosine aromatizzate con questo ingrediente. Sapevo che il KitKat non mi avrebbe delusa, e..infatti!
La consistenza e' quella tipica delle barrette KitKat normali, ma il sapore e' lontano anni luce da quello che conoscete ed apprezzate.

E' talmente diverso che mi sento di dire che, molto probabilmente, questo KitKat non piacerebbe a chi non conosce il sapore del maccha.
Il maccha ha un sapore squisitamente giapponese. Sa di te' verde, ma ha una punta di qualcosa che ricorda l'odore del fogliame.

Giudizio finale per il KitKat al Maccha Miruku: un 10 meritatissimo! E un 7 per il packaging che, secondo me, potrebbe essere migliorato.
Tranne casi di amore a primo assaggio, sono dell'idea che il maccha sia un gusto che si acquisisce e s'impara ad apprezzare col tempo. Un po' come per il natto, credo. Ah, tra l'altro (vabbe', c'entra poco), recentemente ho assaggiato il temutissimo natto in una minuscola soba-ya davanti alla stazione centrale di Tokyo.
Gli stranieri in genere temono il natto (fagioli di soia fermentati, dall'odore particolare) sia per l'odore, il sapore e la consistenza. Quest'ultima, poi, penso sia l'ostacolo piu' grande: il natto e' viscidino e mentre si prendono i fagioli con le bacchette, fila come se fosse formaggio fuso.
E quel giorno, a Tokyo, ho deciso di farmi coraggio ed assaggiarlo. Me ne hanno dato una coppetta coperta con della carta trasparente, assieme ad una grossa scodella di udon in brodo.
Ho raccolto tutte le mie forze, ho preso in mano le mie bacchette, ed imitando i commensali vicino a me ho iniziato a mescolare vigorosamente il natto prima di gustarlo.
L'odore non era cosi' forte come temevo; probabilmente si e' trattato di uno dei tanti natto poco odorosi che si trovano in commercio al giorno d'oggi. Pare che molte aziende produttrici di natto si siano date da fare negli ultimi anni a creare versioni meno olezzanti di questo antico e tradizionale alimento nipponico.

Un po' di odore e' comunque rimasto, ma poco. Il lezzo sembra un misto tra l'odore della muffa che si forma generalmente sui formaggi o altri alimentari, e quello dei calzini sudati.
Si', immagino che questa mia descrizione non vi fara' fiondare al vostro negozio di alimentari giapponesi di fiducia in cerca del natto, ma prima di fare facce schifate e di emettere sentenze, continuate a leggere.
La consistenza viscida e' cio' che mi ha dato piu' difficolta', se devo essere proprio sincera. L'odore non mi ha scandalizzata minimamente (fra poco spieghero' il perche'), e il sapore....beh, niente di spaventoso. Il sapore del natto e' come il suo odore, pero' e' molto leggero.
Come ho gia' detto, la parte piu' difficile e' stata la consistenza viscida e filosa che purtroppo sembra peggiorare una volta in bocca.

Pero', a parte cio', proprio non capisco il perche' di tutta quest'incessante pubblicita' (perlopiu' negativa) da parte degli stranieri che vedono il natto come una sorta di sfida. Il natto e' visto quasi come la quintessenza dell'esoticita'.
Ogni volta che capita di guardare un documentario o un diario di viaggio sul Giappone, alla tele, e' immancabile il capitoletto dedicato al natto con conseguente dileggiamento, smorfie di disgusto e sguardi scioccati. Mah.
Con questo non dico di essere una fan sfegatata del natto; in fondo l'ho solo assaggiato una volta e probabilmente saro' ancora un po' esitante la prossima, pero' penso che se fossi una persona originaria di un Paese che non sia ne' il Giappone ne' l'Italia, e mi trovassi ad assaggiare un pezzo di gorgonzola e un briciolino di natto, credo proprio rimarrei infinitamente piu' traumatizzata dalla gorgonzola.
La gorgonzola, come anche il Bergader e tutti gli altri formaggi appartenenti alla stessa categoria (con striature verdastre / bluastre di muffa alimentare), a pensarci bene bene, possono avere un odore terrificante per chi non e' abituato e chi non ha mai nemmeno assaggiato cose simili.
Certo, per noi italiani l'odore della gorgonzola e' normale, e anzi...fa venire l'acquolina in bocca solo a pensarci! Ma immaginatevi una persona che non sa nemmeno cosa sia questo formaggio, e si trova nei pressi di un banco di latticini al mercato, di sabato pomeriggio sotto un sole cocente! Immaginatevi la reazione di questa persona nel sentire questi odori!
Per questo dico...altro che natto!

L'ossessione che molti stranieri (perdonatemi, ma detesto usare la parola gaijin) hanno con il natto e' la stessa che hanno con il sushi.
Tutto questo timore, e alla fine erano semplicemente fagioli (viscidelli, eh!) ma dal leggerissimo sapore di formaggio.
Penso che un cubetto di gorgonzola abbia, come minimo, un sapore dieci volte piu' forte e piu' pungente di quello in una quantita' equiparabile di natto.

Dimenticavo! Sempre a proposito di assaggi, abbiamo finalmente aperto una delle bottigliette di Pepsi Cetriolo. Ecco il verdetto:
la bevanda in se' non e' cattiva o stucchevole come immaginavamo! Io, personamente, m'aspettavo una sorta di truglio al sapore artificiale, una cosa che assomigliasse all'odore delle creme per il corpo aromatizzate (artificialmente, s'intende) al cetriolo.
In realta', il sapore e' quello della Pepsi, con un leggerissimo tocco cetrioloso che sa molto di estate. E' un po' difficile descrivere un gusto, pero' immaginatevi un bicchiere di Pepsi fredda con due o tre fettina di cetriolo dentro...oppure un cubetto di anguria! Tra l'altro, chissa' perche', trovo che anguria e cetriolo abbiano qualcosa in comune come sapore.
Giudizio finale: un bel 7!

Ancora due parole per concludere il discorso del maccha. Come dicevo, questo te' viene impiegato nell'elaborata cerimonia giapponese dedicata all'apprezzamento e degustazione di quest'antichissima bevanda.
Ma, volendo, anche a casa lo si puo' preparare, anche se indubbiamente il risultato sara' molto piu' modesto rispetto a quello ottenuto nel corso di una cerimonia.
Avendo una particolare predilezione per il maccha, mi sono "attrezzata" per cosi' dire, in modo da potermene preparare una tazza ogniqualvolta me ne venga il desiderio.
Qui in alto vedete una busta di te' maccha in polvere della Ito-en, una marca molto famosa qui in Giappone che produce bevande di vario genere, e in piu' ha una linea di diversi tipi di te' tradizionali.
Vicino c'e' la mia tazza da maccha (v. articoletto intitolato "Piccoli Tesori"). In realta' non e' proprio una vera tazza da maccha, ma ha una forma che ricorda quelle originali, anche se questa e' molto piu' piccola. Indubbiamente me ne comprero' poi una vera, ma per adesso mi basta questa visto che il maccha e' proprio solo un lusso che mi concedo ogni tanto.
E sulla destra c'e' un chasen di bambu', una piccola frusta per mescolare il maccha e renderlo cremoso e leggermente schiumoso. Pare che negli anni siano stati impiegati altri metodi per mescolare il te' (frullini elettrici, fruste di metallo ecc.) ma che alla fine si preferisca sempre il classico chasen perche' e' quello che da' i risultati migliori, ed e' pure il metodo piu' economico!